Maria Rebecca Ballestra

Maria Rebecca Ballestra nasce in Italia, a Ventimiglia, nel 1974 e lavora oggi tra Bordighera (Imperia) e il Principato di Monaco. Nel 1998 si diploma presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze: da qui prende avvio una lunga e diversificata attività di artista visiva, che la vede protagonista di mostre personali e collettive italiane ed internazionali, in gallerie private e musei pubblici.

Negli anni ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti in Italia ma anche negli Stati Uniti, in Corea, in Francia; ha preso parte anche a diversi convegni in università e centri di ricerca europei – Hull University (UK), Università di Genova (Italia), Progr Zentrum (Svizzera) – e negli Stati Uniti (Boston University).

Le ricerche e la poetica adottate negli ultimi anni hanno spinto l’artista a fare proprie modalità di vita e di lavoro tipicamente nomadiche: la sua opera si concentra infatti su temi quali l’analisi di fenomeni politici, sociali e legati all’ambiente, indagati durante i viaggi e le residenze d’artista svolti in tutto il Mondo che caratterizzano, ormai da tempo, la ricerca di Maria Rebecca Ballestra.

Le modalità di lavoro dell’artista la spingono a elaborare progetti multidisciplinari, volti a indagare pratiche e convenzioni sociali, legate a tempi e civiltà anche molto lontani da quelli dell’Europa Occidentale. I media con cui si sviluppano poi questi progetti sono i più diversi e comprendono le modalità dell’installazione site specific, i progetti relazionali, i linguaggi più contemporanei della performance, del video e della fotografia.

Dal 2012 Maria Rebecca Ballestra inizia a sviluppare dei progetti “a tappe”. Il primo di questi, dal titolo Journey into Fragility (2012-2014), si è sviluppato in dodici opere, tutte realizzate in occasione di una diversa residenza d’artista o viaggio. Il progetto intendeva indagare numerosi aspetti legati al rapporto che l’uomo intrattiene con l’ambiente naturale e prendeva avvio dalla lettura della Carta per la terra e per l’uomo scritta dal poeta Massimo Morasso nel 2001 e firmata da numerosissimi intellettuali.
www.journeyintofragility.com

A questa serie di progetti per tappe sono riconducibili anche i lavori Labrys e Echoes of the Void. In quest’ultima ricerca, in particolare, l’artista intende indagare il tema del deserto come luogo e come simbolo, e di nuovo ricorre alle modalità del viaggio (dall’Artico all’Antartide, passando per tutti i continenti terrestri) per sviluppare una riflessione sui significati culturali, spirituali, ambientali e geologici di questi luoghi sconfinati.
echoesofthevoid.com