Il labirinto virtuale
– l’immaterialità –

Frammento n. 3 di “The Truth of Labyrinth”

Dès lors, prenons un arc, bandons-le et décochons notre flèche. Celle-ci décrira une jolie courbe, miroitera au soleil, avant de frôler l’horizon: à deux doigts de notre prochaine question. Car, enfin, qu’attendre de l’art sinon un arrêt sur image, propre à nous transcender?

À ce stade, l’affaire deviendra vertigineuse. Un abîme; avant de rebondir vers les cimes: la, ou dieu s’ouvre et s’efface pour nous laisser entrevoir un au-delà de lui-même. Dieu: le point de convergence des divins (sous toutes leurs formes). Son dépassement: un pur joyau, inaccessible aux profanes comme au fidèle imbu de sa foi. Un territoire méconnu, scandaleux, frisant la folie. Une hallucination. Un vertige. Mais aussi, une Vision (Cf. Second Fondamental), criblée de lumière.

Maria Rebecca Ballestra, in collaborazione con Nina Bacun
Re-flections, 2018
20 stampe su carta
ciascuna 21 x 29 cm

In questa tappa viene indagato il tema del labirinto come percorso, come spazio fisico che va sperimentato con il proprio corpo, attraverso l’atto del camminare. L’opera è il frutto di un’operazione di ispirazione dada: le due artiste coinvolte hanno esplorato la città di Venezia seguendo due percorsi diversi e casuali, dettati da una scelta istintiva, ogni volta diversa, adottata di fronte ad ogni incrocio di due calli. L’operazione è assimilabile a una deambulazione, a un camminare senza meta, a un procedere puramente erratico.

Nello svolgersi di questi percorsi Maria Rebecca Ballestra e Nina Bacun hanno autonomamente fotografato elementi casuali del paesaggio urbano esperito. I percorsi sono stati poi ricostruiti su mappe intertestuali – comprendenti fotografie, disegni, testi – in un’ottica di rovesciamento del senso stesso dell’oggetto “cartina stradale”: non più una traccia da seguire per raggiungere una meta, ma lo strumento per ricostruire un’esperienza già vissuta.

Il tema affrontato è quello dell’immaterialità urbana, nel senso di esperienza personale e virtuale di una città che ognuno di noi può avere percorrendone le vie. Quest’operazione è stata realizzata in connessione con l’idea, di stampo dadaista e surrealista, che l’operazione del percorrere uno spazio urbano possa essere paragonabile ai percorsi del nostro pensiero.

Agorè, via Rastello 49, Gorizia
10 febbraio – 3 marzo 2018
Giovedì, venerdì, sabato 16.00 – 19.00